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Le linee di concezione della danza classica negli anni 30 del XVIII secolo

Le linee di concezione della danza classica negli anni 30 del XVIII secolo

Gli anni trenta del XVIII secolo, segnano un periodo molto importante per quanto riguarda la danza ed i luoghi di rappresentazione e di studio della stessa disciplina artistica.

Nel lontano 1737 viene inaugurato il riconosciuto Teatro San Carlo di Napoli, il quale da lì a poco tempo si rivelerà come uno tra i più prestigiosi ed importanti luoghi teatrali dell’intero Continente europeo.

Mentre appena un anno dopo a San Pietroburgo, apre l’Accademia Imperiale di Balletto Accademico.

In questo delicato e movimentato periodo storico, iniziano poi a marcarsi due linee ben contraddistinte all’interno della danza classica accademica francese: due linee guida estetica ben differenti tra loro.

Entrambe le linee derivano dall’Opéra Francoise Prévost, la prima capeggiata e sponsorizzata da promotrici come la bravissima Marie-Anne Cupis de Camargo, mentre la seconda divulgata da artiste come Marie Sallé.

Il primo metodo tenta di sviluppare le movenze tecniche in maniera virtuosa; mentre il secondo conferisce maggiore intensità di significati ed espressioni alle gesta, il tutto cercando di sviare oltremodo gli eccessi virtuosi presenti nel primo stile descritto, evitando quindi, i comportamenti da palcoscenico improntati sull’eccesso di tecnica prodotta dalle ballerine italiane che al tempo si esibivano nella capitale francese.

Sempre a ridosso di quegli anni, M.Sallé diviene elemento fondamentale e coreografa di “Pygmalion”, un balletto eseguito in esclusiva presso la capitale Britannica, nel quale impersona uno stranissimo personaggio: una statua che man mano che il balletto si sviluppa, prende gradualmente e magicamente vita, animandosi attraverso movimenti di danza.

Il balletto in questione è reso profondamente emozionante grazie anzitutto alla forte espressività, che viene ancor più accentuata dalla scelta costumistica, volutamente molto povera e composta esclusivamente da una tunica in stile antico, in modo da evidenziarne i movimenti tecnici.

Dalla nascita di questo stile o linea del balletto classico, è molto plausibile che l’opera di Sallé sia riuscita poi nel corso della storia dei decenni successivi, ad influenzare di parecchio le opere austriache dei balletti narrativi, che nacquero da lì a poco, grazie ad artisti come F.A.Hilverding e dei relativi allievi anche italiani come Gasparo Angiolini.

Queste linee leggermente differenti e riguardanti la concezione stessa dello stile di danza classica antica, caratterizzeranno in futuro tutta l’opera ed il balletto Europeo, sino ad oggi con il loro mutamento moderno ma al contempo conservatorio.

Oggi conosciamo bene come infatti la danza debba essere studiata attraverso un’attenta  analisi stilistica, nonché strutturale ed anatomica di tutti i movimenti tecnici che la costituiscono.

Bisogna anzitutto proporre approcci di studio innovativi, pur mantenendo rispettosamente delle basi fortemente salde agli antichi approcci accademici di studio accademico, inter relazionando anche attraverso manuali o libri specifici, testi ed immagini.

Concetti teorici, stili ed anche aspetti inerenti a problematiche tecniche, debbono assolutamente essere studiati ed affrontati tramite un metodo didattico sia teorico che fisico.

I primi manuali di danza venivano di fatto scritti dagli stessi maestri danzatori, ed affiancati da immagini, le quali, prima dell’invenzione della fotografia, venivano create attraverso il disegno a mano libera, raffigurando danzatori stilizzati per cercare di far apprendere al meglio e dare la giusta idea e concetto del movimento spiegato.

Al giorno d’oggi, fortunatamente, godiamo di ogni possibile ed immaginabile dispositivo tecnologico per documentare al meglio, la danza e tutta la teoria e pratica tecnica della quale essa è composta.