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Danza tra Illuminismo e Romanticismo dal 1700

Danza tra Illuminismo e Romanticismo dal 1700

Durante tutto il corso del 1700, dopo che i primi manuali teorici del balletto iniziano a prevalere all’interno delle nuove accademie di danza europee, come materiale di studio essenziale e preziosissimo, sorge la necessità teatrale di affidare alla coreografia tecnica, una correlata narrazione.

Ora che il balletto non è più quel genere di strumento utilizzato principalmente per stabilire quale casata fosse più prestigiosa, ed oltretutto ballato anche da inesperti aristocratici, bensì uno strumento artistico che attira appassionati e critici del settore, vi è quindi una spinta emotiva ed artistica che porta le rappresentazioni del ballo a raccontare una vera e propria storia.

Dopo la prima metà del 1700 vengono perciò pubblicate le prime opere scritte nelle quali è palese anche come per gli stessi coreografi, inizia ad esserci una profonda distinzione tra danza meccanica (rappresentata dal puro e semplice virtuosismo e tecnicismo) e danza d’azione (balletto attraverso il quale è possibile finalmente esprimere artisticamente, oltre che alla tecnica, una linea logica legata al racconto attraverso la rappresentazioni anche sul piano emozionale: sentimento, energia ed espressione sono le basi di questo tipo di rappresentazioni).

Le opere si sforzano perciò di emozionare il pubblico attraverso la pantomima e la caratterizzazione della tecnica legata alla stessa.

Si cerca di dare vita a drammi ballati attraverso i quali la poesia, la scenografia, le scelte musicali e le relative atmosfere si contaminano a vicenda per trasportare lo spettatore in un connubio di elementi che lo convogliano tutti nelle medesima dimensione.

In questo modo nulla viene lasciato al caso, ottenendo grazie a tutti questi elaborati dettagli, il più idoneo scenario artistico per far capire esattamente al pubblico, dove lo si desidera trasportare visivamente, mentalmente ed anche psicologicamente, ovviamente il tutto grazie anche alla tecnica perfetta della danza che si viene a formare all’interno dello scenario.

Non parliamo più quindi di danza e balletto creato per catturare l’attenzione solo tecnica, ma anche per glorificarla ulteriormente grazie all’atmosfera ed alla storia che si desidera raccontare.

Non mancano le discordie tra critica e operatori e professionisti del settore, i quali vengono ripresi per certi versi di essere ancora legati come un tempo ancora troppo alla stilizzazione concettuale.

Durante tutta la seconda metà del 1700 si assiste perciò alla diffusione capillare europea del balletto d’azione, così chiamato per tutti i punti sopra citati.

In questo lungo periodo, delineato da enormi successi e dall’avvicinamento sempre più costante e maggiore delle masse alla danza, si iniziano a distinguere persino alcune figure degli “addetti ai lavori” del ballo, i quali, continuando a lavorare e facendosi conoscere ancora per mezzo delle Corti Reali, presentano ora mansioni più suddivise e delineate rispetto ad un secolo prima.

Ora infatti inizia a delinearsi una distinzione netta tra maestro di ballo (che si occupa della preparazione psico-fisico-tecnica dei danzatori) e coreografo, quest’ultimo, diretto responsabile della preparazione dell’azione coreutica e teatrale del corpo di ballo.

Anche in Italia questa forma di coreutica teatrale del ballo inizia a farsi largo all’interno delle rappresentazioni del balletto, sempre meno di Corte man mano sempre più vicino ad una forma moderna di spettacolo emozionale.