Perché il balletto è diventato un’arte soprattutto femminile.
Oggi il balletto viene spesso associato immediatamente a ballerine, tutù e scarpe da punta. Nell’immaginario popolare la figura femminile è diventata così centrale da far sembrare quasi naturale che la danza classica sia sempre stata un’arte prevalentemente femminile.
Storicamente, però, è accaduto quasi il contrario.
Durante le prime fasi del balletto di corte e della successiva professionalizzazione teatrale, gli uomini occupavano una posizione centrale. Erano nobili, sovrani, maestri, coreografi e interpreti di ruoli tecnicamente spettacolari. In alcuni contesti teatrali, inoltre, i ruoli femminili potevano essere affidati a uomini.
La svolta arrivò soprattutto tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento, quando il gusto romantico trasformò profondamente ciò che il pubblico cercava nel balletto.
La leggerezza, il soprannaturale, le silfidi, i fantasmi, le eroine irraggiungibili e la danza sulle punte portarono progressivamente la ballerina al centro della scena.
Il Metropolitan Museum of Art sintetizza bene questo passaggio: nel balletto barocco il costume femminile limitava maggiormente il movimento e gli uomini dominavano la scena; con il Romanticismo, invece, l’ideale etereo incarnato da interpreti come Marie Taglioni sostituì progressivamente la precedente enfasi sulla bravura atletica maschile.
Alle corti europee il balletto era anche una dimostrazione di potere maschile
Per comprendere perché gli uomini abbiano avuto un ruolo così importante bisogna tornare alla nascita del balletto di corte.
Tra Cinquecento e Seicento la danza non era ancora organizzata come lo spettacolo teatrale autonomo che oggi viene chiamato balletto classico.
Era parte della vita aristocratica.
Ballare bene significava mostrare:
- Educazione: il controllo del corpo faceva parte della formazione del nobile.
- Disciplina: postura, portamento e precisione contribuivano alla rappresentazione sociale del rango.
- Potere: partecipare a grandi spettacoli di corte permetteva di mostrare ordine, ricchezza e autorità.
- Prestigio: il balletto era collegato a celebrazioni, matrimoni, visite diplomatiche e grandi eventi della vita politica.
The Creative Way ha già raccontato questo mondo nell’articolo dedicato alle prime recite dei balletti classici di corte, dove il ballo appare ancora profondamente legato alla rappresentazione dell’aristocrazia e al prestigio della corte.
Uno dei simboli più importanti di questa fase fu Luigi XIV.
Il re francese partecipò personalmente a numerosi balletti e contribuì in modo decisivo alla trasformazione della danza in una disciplina organizzata.
Con la fondazione dell’Académie Royale de Danse nel 1661 e lo sviluppo successivo delle istituzioni teatrali francesi, la danza iniziò lentamente a uscire dal solo ambiente aristocratico per diventare professione.
Perché i ballerini uomini avevano inizialmente un vantaggio tecnico e scenico
Nel balletto barocco uomini e donne non disponevano delle stesse possibilità di movimento.
Una delle ragioni era molto concreta: il costume.
Gli abiti femminili della corte comprendevano corsetti, gonne pesanti e strutture che limitavano fortemente gambe e tronco. Gli uomini indossavano invece abiti che lasciavano generalmente maggiore libertà alle gambe.
Il Metropolitan Museum osserva che proprio queste differenze permisero ai danzatori professionisti uomini di specializzarsi maggiormente in salti, batterie, giri e virtuosismo, mentre gli abiti femminili limitavano considerevolmente il movimento.
Il risultato fu una divisione molto evidente.
- Uomini: salti, giri e passi atleticamente impegnativi.
- Donne: eleganza, portamento, gestualità e ruoli condizionati dalle limitazioni del costume.
- Maestri uomini: gran parte dell’insegnamento e della codificazione tecnica era affidato a danzatori e coreografi maschi.
- Ruoli teatrali: in alcuni periodi e istituzioni gli uomini potevano perfino interpretare parti femminili.
Un articolo di The Creative Way dedicato al ruolo di Jean-Baptiste Lully ricorda proprio che, nella prima organizzazione professionale parigina, inizialmente erano ammessi soltanto uomini, i quali potevano indossare costumi femminili quando necessario. (thecreativeway.it)
L’associazione contemporanea tra balletto e femminilità sarebbe quindi sembrata molto meno ovvia a uno spettatore del Seicento.
Nel Settecento le ballerine iniziano a conquistare maggiore spazio
La situazione comincia a cambiare durante il XVIII secolo.
Le donne assumono progressivamente una presenza tecnica e scenica più importante.
Figure come Marie Camargo e Marie Sallé contribuiscono a trasformare ciò che il pubblico si aspetta da una ballerina.
Camargo diventa famosa anche per il virtuosismo dei piedi e per aver favorito costumi più funzionali alla danza. Sallé viene invece ricordata per una maggiore attenzione all’espressione, alla naturalezza e alla dimensione drammatica.
Il cambiamento non avviene improvvisamente.
Gli uomini continuano ad avere enorme importanza come interpreti, coreografi e maestri.
Ma la ballerina non è più soltanto una presenza elegante accanto al virtuoso maschile.
Inizia a diventare protagonista.
Nel Settecento cambia inoltre il concetto stesso di balletto.
The Creative Way ha già approfondito il passaggio verso una danza capace di raccontare autonomamente una storia nell’articolo sulla danza tra Illuminismo e Romanticismo.
Con il ballet d’action e le riforme teatrali di figure come Jean-Georges Noverre, il danzatore non deve soltanto mostrare passi difficili.
Deve interpretare un personaggio.
Questo crea nuove possibilità anche per le protagoniste femminili.
Il Romanticismo trasforma la ballerina in una creatura quasi soprannaturale
La vera svolta arriva nella prima metà dell’Ottocento.
Il Romanticismo modifica profondamente letteratura, pittura, teatro, musica e danza.
Il pubblico europeo si appassiona a:
- fantasmi;
- spiriti;
- boschi notturni;
- amori impossibili;
- creature soprannaturali;
- mondi esotici;
- figure sospese tra vita e morte.
Il balletto si adatta perfettamente a questo immaginario.
La ballerina diventa il corpo ideale per rappresentare una creatura che sembra appartenere a un altro mondo.
Uno dei momenti simbolici è La Sylphide, presentata a Parigi nel 1832 con Marie Taglioni.
La Paris Opera considera proprio quest’opera uno dei punti in cui si stabiliscono i codici del balletto romantico: amore impossibile, universo fantastico, ballet blanc, tutù bianco e uso delle punte.
Taglioni divenne una star internazionale.
La sua immagine sembrava incarnare perfettamente ciò che il pubblico romantico desiderava.
- Leggerezza: il corpo doveva sembrare quasi privo di peso.
- Verticalità: la figura si allungava verso l’alto.
- Punte: rafforzavano l’impressione di una creatura che non toccava veramente il terreno.
- Tutù romantico: la silhouette contribuiva alla sensazione di incorporeità.
- Personaggio soprannaturale: la donna non era più soltanto una protagonista, ma spesso il centro poetico dell’intero balletto.
Il Metropolitan Museum sottolinea proprio come la leggerezza e la grazia eterea di Taglioni incarnassero l’ideale romantico di femminilità, sostituendo progressivamente il precedente interesse per la bravura atletica maschile.
La Sylphide e Giselle cambiano anche il ruolo dell’uomo sulla scena
Il cambiamento non significa che gli uomini scompaiano dal balletto.
Il loro ruolo però cambia.
Nei grandi balletti romantici il danzatore maschile diventa spesso il partner terreno di una protagonista femminile straordinaria o soprannaturale.
In La Sylphide, James è attratto da una creatura impossibile da possedere.
In Giselle, Albrecht è essenziale alla storia, ma il cuore visivo ed emotivo del secondo atto appartiene a Giselle e al corpo di ballo femminile delle Willis.
Questo produce una nuova gerarchia scenica.
- Ballerina: diventa centro poetico e visivo.
- Danzatore: mantiene funzioni tecniche e narrative, ma spesso sostiene la protagonista.
- Corpo di ballo femminile: acquisisce un’enorme importanza attraverso il ballet blanc.
- Pubblico: comincia ad associare il balletto soprattutto all’immagine della donna eterea.
L’Opéra di Parigi osserva che, con l’ascesa del balletto romantico, la danza maschile perse molta della centralità precedente e che il suo ruolo sarebbe tornato a ricevere maggiore attenzione soltanto in periodi successivi.
Le scarpe da punta rafforzano definitivamente l’immagine femminile del balletto
Le punte non sono l’unica causa della femminilizzazione dell’immaginario del balletto, ma diventano uno dei suoi simboli più potenti.
La tecnica delle punte permette alla ballerina di produrre un effetto visivo radicale: il corpo sembra elevarsi al di sopra della gravità.
Nel Romanticismo questo effetto non era semplicemente virtuosistico.
Aveva un significato teatrale.
La silfide, la Willis o la creatura fantastica dovevano sembrare diverse dagli esseri umani.
La punta diventa quindi un mezzo narrativo.
Progressivamente, però, diventa anche un segno iconografico.
Ancora oggi, una singola scarpetta da punta è sufficiente per evocare immediatamente il balletto.
E questo ha contribuito enormemente a fissare nell’immaginario collettivo una relazione quasi automatica:
balletto = ballerina.
Nonostante il balletto richieda una tecnica maschile altamente specializzata, l’immagine più facilmente riconoscibile resta spesso quella della donna sulle punte.
Nell’Ottocento il ballerino maschio perde prestigio soprattutto in Europa occidentale
La perdita di centralità maschile non avviene nello stesso modo in tutti i paesi.
In Francia, soprattutto nella seconda metà dell’Ottocento, il prestigio del danzatore uomo diminuisce sensibilmente.
In alcune produzioni i ruoli maschili arrivano persino a essere affidati a donne en travesti.
Nel frattempo, però, altri sistemi mantengono una tradizione maschile più forte.
Russia e Danimarca rappresentano esempi importanti.
La scuola di August Bournonville in Danimarca conserva una tecnica maschile caratterizzata da batterie, elevazione e velocità dei piedi.
In Russia, il balletto imperiale continua a richiedere interpreti maschili di grande livello.
La situazione diventa quindi molto più complessa di una semplice “scomparsa degli uomini”.
The Creative Way ha già mostrato questa pluralità nel suo approfondimento sul balletto nella seconda metà del XIX secolo, dove emergono gli scambi continui tra scuole italiane, francesi, danesi e russe.
I Ballets Russes riportano il danzatore uomo al centro dello spettacolo
All’inizio del Novecento la situazione cambia nuovamente.
I Ballets Russes di Sergej Djagilev, arrivati a Parigi nel 1909, presentano al pubblico occidentale un balletto molto diverso dall’immagine ottocentesca ormai consolidata.
Interpreti come Vaslav Nijinsky diventano autentiche star.
I ruoli maschili tornano a essere:
- atletici;
- sensuali;
- drammatici;
- tecnicamente spettacolari;
- centrali nella costruzione dello spettacolo.
Il Victoria and Albert Museum sottolinea proprio come le coreografie dei Ballets Russes restituissero grande prominenza al danzatore maschile.
Nel corso del Novecento altri interpreti rafforzano questa trasformazione.
Serge Lifar, Rudolf Nureyev, Mikhail Baryshnikov e molti altri contribuiscono a costruire una nuova idea del ballerino uomo.
La Paris Opera ricorda, per esempio, come Nureyev abbia restituito maggiore importanza ai ruoli maschili in repertori nei quali il prestigio del danzatore era stato fortemente indebolito durante il XIX secolo.
Perché allora il balletto viene ancora percepito soprattutto come femminile?
La risposta sta soprattutto nella forza delle immagini costruite nell’Ottocento.
Il Romanticismo ha prodotto alcuni dei simboli più resistenti di tutta la storia della danza:
- la ballerina sulle punte;
- il tutù;
- il ballet blanc;
- il corpo di ballo femminile;
- la principessa;
- il cigno;
- la creatura soprannaturale.
Queste immagini sono sopravvissute ben oltre il periodo che le ha create.
Il lago dei cigni, Giselle, Lo Schiaccianoci e La bella addormentata continuano a essere tra i titoli più riconoscibili del repertorio.
Anche quando gli uomini possiedono ruoli tecnicamente fondamentali, locandine, fotografie, giocattoli, libri per bambini e rappresentazioni cinematografiche utilizzano spesso la ballerina come simbolo immediato del balletto.
La percezione contemporanea deriva quindi meno dalla composizione reale delle compagnie e molto di più da due secoli di iconografia.
Il balletto non è nato come arte femminile.
Per una lunga fase della sua storia furono proprio gli uomini a dominare la tecnica, l’insegnamento, la coreografia e la scena.
Fu soprattutto il Romanticismo a cambiare il centro dell’immaginario: la ballerina eterea, apparentemente senza peso e sospesa sulle punte divenne il simbolo perfetto di un nuovo ideale teatrale.
La storia del balletto è quindi anche la storia di un continuo spostamento del corpo considerato più interessante dal pubblico: prima il virtuoso maschile, poi la ballerina romantica, infine un repertorio moderno nel quale entrambi hanno riconquistato ruoli tecnicamente e artisticamente centrali.
